Dopo oltre dieci anni, la Strategia nazionale per le aree interne restituisce un dato difficilmente contestabile: spesa poco sopra il 56% delle risorse disponibili (fonte Il Sole 24 Ore).
Non è una valutazione politica, è un fatto amministrativo. C’è poco da aggiungere. La bellissima intuizione della SNAI rischia di restare vittima di tempi decisionali incompatibili con le emergenze territoriali, di debolezze ormai strutturali dei piccoli comuni, di logiche burocratiche che perdono di vista visione, prospettive e obiettivi politici.
Ma c’è un punto ancora più critico che ritrovo anche nell’articolo de Il Sole: continuiamo a misurare le politiche pubbliche quasi esclusivamente in base alle risorse spese, non a quelle generate.
Se spostassimo il focus dalle somme erogate ai servizi effettivamente resi, dai progetti approvati al valore economico e sociale prodotto, dai capitoli di bilancio agli indicatori di resilienza dei territori, il bilancio rischierebbe di essere ancora più severo.
Perché anche la quota delle risorse spese alla prova dei fatti non ha generato effetti sistemici, né inversioni di tendenza sullo spopolamento e sull’accesso ai diritti fondamentali.
Il fatto è molto serio perché il ciclo 2021-2027 accumula ritardi e il rischio di replicare gli stessi errori è dietro l’angolo: servirebbe un cambio di marcia totale e non soltanto spendere tutto, di più o più velocemente.







