Dopo oltre dieci anni dal via libera alla Strategia nazionale per le aree interne-Snai risulta speso soltanto il 56,7% delle risorse messe a disposizione dall’Unione europea e dall’Italia. Ma mente i fondi continentali sono stati erogati tutti, solo il 23% delle risorse nazionali sono state spese. Cosa significa? Meno sanità, meno istruzione, meno mobilità ovvero meno diritti per gli abitanti
di Francesco Dente (Vita.it)
Apiù di dieci anni dal via libera alla Strategia nazionale per le aree interne-Snai , la politica di contrasto allo spopolamento delle zone rurali e periferiche, risulta speso soltanto il 56,7% delle risorse messe a disposizione dall’Unione europea e dall’Italia. Per la precisione 706,5 milioni su 1,246 miliardi complessivi. In soldoni non siamo riusciti a spendere 539,5 milioni. Nel dettaglio sono state erogate tutte le risorse europee pari a 545 milioni di euro contro soltanto 161 milioni (pari al 23%) dei 700 milioni di fondi nazionali (già impegnati però al 54,5%). Davvero un magro bottino quello messo a segno finora con la programmazione 2014-20 del ciclo di interventi che punta anche al rilancio dell’economia dei territori storicamente distanti dai centri di servizi essenziali come la scuola, la sanità e i trasporti. A scattare l’ultima foto è la Relazione sugli interventi nelle aree sottoutilizzate allegata al Documento di finanza pubblica-Def licenziato di recente dal Governo. Un quadro per nulla rassicurante se si considera che il calo demografico non accenna a diminuire nelle aree interessate.
I due binari della Strategia nazionale
l pacchetto di azioni 2014-20 è stato impostato allo scopo di offrire una cornice strategica per il sostegno e lo sviluppo di territori non urbani in declino o a rischio di spopolamento e per presidiare la tenuta complessiva delle comunità e del territorio sotto il profilo idrogeologico, paesaggistico e dell’identità culturale. Per raggiungere questi obiettivi la Strategia opera attraverso due filoni di azioni: progetti di sviluppo locale finanziati principalmente dai fondi europei e interventi di adeguamento e miglioramento dei servizi essenziali a valere invece su risorse nazionali. Non ci possono essere sviluppo, insediamento di nuove attività economiche e creazione di opportunità di lavoro se non si migliora infatti l’offerta qualitativa e quantitativa di servizi come l’istruzione, la salute e la mobilità, che ne rappresentano la precondizione.
Dalla telemedicina al trasporto a chiamata
Le aree interne selezionate per il piano di interventi 2014-20 sono state 72 da Nord a Sud Italia, per un totale di 2 milioni di abitanti e circa il 17% della superficie nazionale. Una selezione non particolarmente celere se si considera che la fase di definizione degli Accordi di programma quadro si è conclusa con le ultime sottoscrizioni soltanto il 31 dicembre 2021, oltre il settennio del ciclo di azioni insomma. Ma in cosa consistono gli interventi previsti per chi vive in piccoli borghi montani o isolati? Si va, nell’ambito sanitario, dalla realizzazione di Case e Ospedali di Comunità, alle visite mediche a distanza, al potenziamento delle farmacie in grado di erogare servizi di prima necessità come vaccinazioni, screening e test diagnostici. Per quanto riguarda il settore istruzione, al fine ridurre il fenomeno delle “pluriclassi” e dell’isolamento degli alunni la Snai mira a rendere le scuole attrattive e tecnologicamente avanzate grazie alla creazione di aule didattiche con lavagne interattive e laboratori digitali e a finanziare percorsi pomeridiani di teatro, musica, lingue e educazione all’imprenditorialità. Non meno innovativi gli interventi per favorire la mobilità grazie sia alla messa in sicurezza delle strade che all’attivazione di servizi di trasporto flessibili o minibus su prenotazione per collegare le frazioni più isolate e alla creazione di ciclovie. Peccato, come visto, che a fine 2025 risultino spese soltanto una parte delle risorse. E la programmazione per le Aree interne 2021-27 è già in ritardo. Parola del ministero dell’Economia.







